L’evento dedicato all’autonomia delle Casse aperto con l’intervento del professore emerito Sabino Cassese ha riportato al centro del dibattito un tema che da tempo serpeggia nel mondo delle professioni: il progressivo slittamento dell’azione pubblica verso logiche e strumenti propri del diritto privato. Il fenomeno non è nuovo. Già nel 2022 il giurista francese Thomas Perroud osservava come il diritto privato stia diventando, di fatto, il nuovo linguaggio dell’azione pubblica, quasi un diritto comune che permea e ridefinisce il confine tra amministrazione e mercato.
Questa tendenza, tutt’altro che marginale, era stata fiutata dal legislatore italiano con sorprendente anticipo. Le riforme del 1993 e del 1994, che ridisegnarono il ruolo delle Casse professionali, rappresentarono un atto di fiducia nella capacità delle autonomie ordinistiche di gestire con responsabilità funzioni pubbliche attraverso strumenti privatistici. Un modello ibrido, certo, ma proprio per questo dinamico: più vicino alla logica gestionale delle comunità professionali e, al tempo stesso, ancorato alla finalità pubblica della previdenza.
Eppure, a distanza di un quarto di secolo, quella stessa scelta lungimirante sembra oggi attraversare una stagione di dubbi. Le spinte centralistiche tornano a farsi sentire, alimentate da una diffidenza che ciclicamente riaffiora ogni volta che il sistema pubblico teme di perdere il controllo. Ma è un timore fondato? O è piuttosto la difficoltà di accettare che l’amministrazione possa essere efficace anche quando non è rigidamente incardinata nei propri schemi tradizionali?
Il confronto di questi giorni lo ha mostrato con chiarezza: le Casse sono chiamate a rivendicare la loro autonomia non come privilegio corporativo, ma come parte integrante di un ecosistema che funziona. Lasciare che questo equilibrio venga eroso significherebbe rinunciare non solo alla riforma degli anni Novanta, ma anche alla capacità del nostro ordinamento di evolversi. In un tempo in cui il confine tra ciò che è pubblico e ciò che è privato si fa inevitabilmente più poroso, tornare indietro non è un’opzione. È il momento di scegliere se difendere un modello che ha dimostrato di reggere o se lasciarlo indebolire per inerzia.
— Esperienza e Continuità



