Una campagna elettorale è, per sua natura, il luogo del confronto. Di idee diverse, di visioni anche opposte, di programmi che si misurano. È naturale. È giusto. È democrazia.
Ma proprio per questo esiste un limite che non dovrebbe mai essere superato: chi ha responsabilità istituzionali non rappresenta una fazione. Rappresenta tutti. E quando usa quel ruolo per delegittimare o dividere, non danneggia soltanto degli avversari: indebolisce la fiducia nella casa comune.
Il punto, dunque, non è la competizione elettorale. Il punto è il modo in cui la si affronta.
Il dissenso è legittimo. La delegittimazione no.
Il confronto è fisiologico. L’uso della funzione istituzionale per orientarlo no.
In una fase delicata come il rinnovo della governance di EPPI, questo principio vale ancora di più.
EPPI non appartiene a una parte, a una corrente o a un gruppo dirigente. Appartiene ai suoi 13 mila iscritti. È il risultato del lavoro, del contributo e della fiducia di migliaia di professionisti che hanno dimostrato, negli anni, di saper crescere, innovarsi e rafforzare i propri strumenti a favore di tutti: dal welfare alle tutele, dalla presenza sul territorio alla capacità di ascolto.
Per questo EPPI va difesa da ogni forzatura che, invece di garantirne l’equilibrio, finisca per incidere sul libero confronto tra le liste di candidati.
Le elezioni passano. Le istituzioni restano. E si misurano anche così: dalla sobrietà dei comportamenti, dal senso del limite, dal rispetto dovuto a tutti, anche agli avversari.
Perché, alla fine, il valore di chi rappresenta una comunità non si misura da quanto è capace di vincere o da ciò che sostiene, ma da come sceglie di stare dentro quel ruolo.
Con equilibrio. Con correttezza. Con rispetto. Con un limite che non va oltrepassato.
Mai.
— Fabrizio Fontanelli
Candidato CDA | Elezioni EPPI 2026-2030



